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A TU PER TU CON LA MASERA

"Eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo.."

(cit. Gino Paoli).

Il mondo intero, forse, non l'hanno ancora cambiato, ma quello dell'Erbaluce di Caluso un po' sì.


Abbiamo chiacchierato con Alessandro Comotto, presidente della Strada Reale dei Vini Torinesi e fondatore de La Masera, azienda vitivinicola che, nonostante la giovane età, è già tra le eccellenze nella produzione dell'Erbaluce di Caluso.


1) LA MASERA è iniziato come un progetto tra amici. Ci raccontate meglio i vostri inizi?

Uno dei nostri soci, Giancarlo, agricoltore da sempre aveva ricevuto in eredità alcune vigne da suo padre ma fare il vino non era proprio la sua virtù. Aveva ed ha però un grande amore per il proprio territorio e gli dispiaceva che terreni adatti alla coltivazione della vigna andassero abbandonati. Così ha fatto visita agli amici più stretti con cui pensava di poter condividere un sogno, piantare delle nuove vigne per produrre il passito: quel vino dolce da uve di Erbaluce appassite che ogni famiglia autoproduceva per poterlo offrire come brindisi di benvenuto e per le occasioni speciali (matrimoni, battesimi, feste patronali, ecc)…e come cantava Gino Paoli, 4 amici al bar (qualcuno in più) davano vita ad un progetto con l’incoscienza di una gioventù che forse era già un po' passata, ma sempre viva dentro di noi.



2) Quando avete capito che il progetto stava diventando una "Impresa" e quindi di non bere più il passito tra di voi e creare una linea di mercato? L’avventura parte nel 2005, subito dopo aver impiantato la nostra prima vigna in una zona rurale denominata “Venanzia”, da cui prende il nome il nostro passito. Il vigneto ha un grande muro di pietre a secco, chiamato “La Masera” che ha dato il nome alla nostra “Impresa”. Nel 2007 coltivando le vigne che avevamo dei nostri padri e nonni abbiamo pensato di iniziare a produrre un bianco fermo di Erbaluce, “Macaria”, (altra zona rurale dove nel frattempo abbiamo impiantato un’altra vigna) e un rosso fermo con i vitigni presenti da sempre nel territorio (barbera, freisa, vespolina, bonarda, neretto) di nome “Monte Gerbido” (anche questo è il nome di una zona rurale).

Era la nostra prima linea di mercato, con 3 etichette oggi diventate 11!! Ci rendiamo conto che siamo sulla buona strada ed i vini piacciono. La vera svolta l’abbiamo dalla vendemmia 2010, anno in cui cambiamo enologo ed iniziamo a fare dei viaggi in Francia, in tutte le aree dei vini più famosi inclusa la Champagne, per imparare a realizzare le nostre prime “Bollicine”. Da quel momento siamo cresciuti di anno in anno passando dalle 2.350 del 2007 alle attuali 28.000. Le guide hanno iniziato a parlare di noi ma soprattutto i “bevitori” dei nostri vini sono aumentati con il passaparola, la migliore marketing proposition.


3) Il vostro progetto è fortemente legato ad un territorio, il Canavese, e al suo vitigno principe, l'Erbaluce. Ce li raccontate meglio? Il Canavese, fin dai tempi dei romani scopre la vite. Il territorio era caratterizzato da una coltura rurale familiare in cui ognuno produceva il suo vino. Si beveva per lo più vino rosso ma in ogni vigna non poteva mancare qualche filare di Erbaluce. Un’uva bianca autoctona che nel periodo della vendemmia assume un colore giallo dorato con sfumature verdognole, dalla buccia spessa che consente il mantenimento durante l’inverno, un tempo per poter esser consumata come frutta e poi invece lasciata appassire in modo naturale in ambienti aerati e freschi fino al periodo pasquale, dove veniva pressata per ottenere il “nettare di vino”, il “Passito”. Negli anni è aumentata la produzione del vino fermo( che negli ultimi 10 anni ha avuto anche una buona crescita qualitativo), la cui espressione si può meglio apprezzare dopo qualche anno. Una delle vinificazioni migliori dal nostro punto di vista è lo spumante. Un metodo classico millesimato che mette in risalto, dopo almeno 36 mesi di affinamento, le caratteristiche di quest’uva con la triade acidità-sapidità-mineralità, che si fondono l’un l’altra. Un’ espressione fresca e intensa, che pulisce il palato, riempiendolo di fiori bianchi, crosta di pane e mandorla, che rimangono piacevolmente e a lungo in bocca. L’Erbaluce, per le sue peculiarità, è stata una delle prime DOC nel 1967 e dal 2010 può vantare la DOCG in tutte e 3 le sue vinificazioni (spumante, bianco fermo e passito). Un autoctono da scoprire in tutte le sue sfaccettature.



4) L'Erbaluce è l'unico vitigno in Italia a bacca bianca che ha la DOCG per tutte e 3 le versioni: fermo, spumante e passito. Voi fate tutte e 3 queste versioni, ed oltre. Ce le raccontate? Pur essendo sul mercato da poco tempo rispetto ad altri colleghi vignerons, abbiamo sperimentato molto ed affinato soprattutto le tecniche in vigna, oltre che quelle in cantina, sempre nel rispetto del territorio e della sua materia prima: l’uva (Erbaluce in Primis). Ed ecco allora che oggi produciamo:

· Erbaluce “Anima” - quella che mettiamo in questo nostra avventura (oltre a investimenti e tante energie). Un’ Erbaluce affinata in acciaio per 6-10 mesi e poi almeno altri 6 mesi in bottiglia. Sono ormai anni che non usciamo con l’ultima annata prima di 12-15 mesi

· Erbaluce “Anima dAnnata” (non c’è errore ortografico) - si differenzia da “Anima” per avere un 3-4 % di affinamento in legno ed almeno 2 anni di bottiglia. Potrebbe essere definita una “Riserva” che tuttavia oggi non è contemplata dal nostro disciplinare

· Erbaluce “Macaria” - affinata per il 90% in tonneau e barrique per almeno 10-12 mesi e poi almeno 6-9 mesi in bottiglia. Questo è un vino che è bene dimenticarsi in cantina per almeno 3-5 anni.

· Spumante di Erbaluce “Masilé” - in versione Brut o Pas Dosè. “Masilé” è il nome che nasce dopo il nostro viaggio in Champagne, a sera tardi dopo diverse degustazioni. Presenta una bollicina molto fine, persistente ma non invadente che sorprende ed affascina.

· Erbaluce Passito “Venanzia” - in versione normale o Riserva. Questo vino rimane almeno per 4 anni in barrique (come da vecchio disciplinare prima di essere ridotto a 3 anni lasciando 4 per la versione riserva), ed almeno 2 in bottiglia. Il Passito è un racconto che porta con se la tradizione di tanti territori italiani e non (Canavese compreso), e bevendone un bicchiere ad occhi chiusi, degustandolo a fondo, ti emoziona.



5) L'Erbaluce è un vitigno autoctono di origini nobili e antiche e in passato la sua versione passita era più costosa dei Sauternes. Poi gli ettari vitati sono diventati sempre meno, per dare spazio all'industria (vedi il fenomeno Olivetti). Oggi si sta tornando un pò all'agricoltura e alla viticoltura. Avete anche voi questa sensazione? Anche in Canavese c'è questo "fermento" agricolo? Effettivamente negli ultimi anni diversi giovani hanno avviato attività vitivinicole e anche le cantine già presenti hanno incrementato gli ettari vitati, noi compresi. È sicuramente un territorio che potrà ancora crescere e dare tante soddisfazioni. Queste arriveranno più velocemente e in maggior numero se sapremo lavorare insieme, confrontandoci e promuovendoci come territorio e non solo come singole cantine. Su questo punto la nostra anima piemontese e canavesana fa fatica ad aprirsi e fare squadra, ma impareremo.


6) Il Canavese è un territorio meraviglioso: ricco di castelli, laghi, vigneti, percorsi ciclabili. Dal punto di vista turistico, però, è considerato tra i territori "minori" ovvero meno rispetto ad altri, come le Langhe. Tu sei presidente della Strada Reale dei Vini Torinesi. Vedi nel turismo enogastronomico una opportunità anche per fare emergere questi territori? Come vi state muovendo come Strada Reale? Sicuramente siamo in un territorio molto ricco di bellezze naturali da vivere come meglio può piacere, attraverso sentieri da fare a piedi, in bicicletta o a cavallo, oppure con gli sport acquatici o, come a me più piace, alla scoperta di un’offerta enogastronomica molto variegata. Tutto questo si completa con diversi siti UNESCO. La Strada Reale è questo percorso da scoprire attraverso 4 territori che ergono intorno alla città di Torino e in passato sono stati i luoghi agricoli che alimentavano le dispense e le cantine dei reali di Savoia. Quello che si sta cercando di fare come Strada Reale, anche in “fratellanza” con l’Enoteca Regionale della provincia di Torino, è di promuovere questi 4 territori molto belli inserendosi in un contesto più ampio: il Piemonte quale regione più ricca e importante nella coltivazione e produzione di vini, che si propone come una delle regioni “esperienziali” migliori da visitare nel contesto più ampio del Made in Italy. Per fare questo abbiamo creato la Federazione delle Strade Piemontesi ed abbiamo iniziato a dialogare con le strade di tutta Italia. Come dicevo prima bisogna imparare a fare squadra. Bisogna coltivare bene, molto bene, il proprio orticello ma poi bisogna pensare che lo stesso sia un pezzo di un giardino molto più ampio, che si deve amalgamare al meglio per poter offrire ai turisti esperienze enogastronomiche e di outdoor più ampie e complete nel contesto Piemontese.




7) Quali sono i progetti futuri de La Masera? Cosa ci dobbiamo aspettare da voi che rappresentate il "fermento" e la "freschezza" del Canavese?

La Masera vive e brinda innanzitutto al presente…siamo “ragazzi” che vivono e colgono l’attimo ma pensando al futuro. Sicuramente abbiamo altre sperimentazioni in atto e poi vorremo coinvolgere ancor di più i nostri Clienti, proponendogli di acquistare i vini oggi e di berli quando saranno pronti, assaggiandoli periodicamente insieme, magari facendo delle verticali. A questo proposito, come prima iniziativa, abbiamo avviato in cantina il “Progetto 100”: 100 magnum numerate di Bollicine esclusive per 100 Clienti, da bere dopo 100 mesi di affinamento sui lieviti. Nel mentre ,però, potremo assaggiarne le evoluzioni dopo 66-76-86 mesi (perché i vini vanno anche bevuti prima!), grazie a un numero di bottiglie maggiori riservate in cantina. Poi abbiamo anche altro in mente….ma lo scopriremo con il tempo…!!!



Contatti:

info@lamasera.it

www.lamasera.it

Instagram: @lamasera.wine

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